Hospice Nicola Falde. Santa Maria Capua Vetere

Hospice Nicola Falde. Santa Maria Capua Vetere
Hospice Nicola Falde. Primo Piano. Nei giardini che nessuno sa

mercoledì 8 marzo 2017

Tumori, mente e anima


Tumori, mente e anima


Premessa

In questo articolo passeremo in rassegna alcuni autori e alcune ricerche, in rapida successione, rimandando a tali studi per un approfondimento.
In linea di massima possiamo dire che il tumore, lungi dall’essere visto come un nemico e come una patologia, può essere invece considerato un alleato, per cercare di capire meglio alcune problematiche irrisolte della nostra psiche.

La relazione tra la malattia e la mente: gli studi di Lissa Rankin.

Di recente vengono divulgati sempre di più degli studi che prendono in considerazione il rapporto tra la mente e la malattia. La domanda di fondo è: la malattia può essere condizionata dalla mente, in tutto o in parte?
La risposta è si.

Un recente libro, La mente supera la medicina, ha messo in evidenza con particolare efficacia il rapporto tra mente e malattia. Basandosi su studi clinici e una gran mole di casi pratici, riesce a dimostrare che i pensieri negativi, qualunque sia la loro fonte (un lutto, problemi psichici, problemi ambientali, shock traumatici che lasciano tracce, ecc.) causano molteplici malattie.
Un altro fattore importante per la guarigione è il rapporto tra medico e paziente. Senza entrare nei dettagli, per i quali rimandiamo alla lettura del libro, è stato comprovato che una cura amorevole del paziente aumenta le possibilità di cura, mentre un medico frettoloso che si limita a dare la diagnosi di tumore in modo sciatto e freddo, genera uno shock nel paziente che spesso lo porta alla malattia anche quando questa potrebbe teoricamente essere guarita con poco sforzo.

Alcuni esempi:
-         gruppi di pazienti, con una identica patologia, venivano sottoposti il primo gruppo ad un falso intervento chirurgico, al secondo non veniva somministrato nulla: il primo gruppo aveva un’alta percentuale di guarigioni, il secondo no.
-         Persone con identici sintomi fisici venivano trattati con farmaci placebo in un caso, con veri farmaci nell’altro caso. La percentuale di persone che si dicevano guarite era praticamente simile in entrambi i casi.
-         Alcuni studi inducono a pensare che le persone con più alto QI di intelligenza reagisca meglio ai farmaci, probabilmente perché la loro mente ha un effetto più potente sul corpo;
-         In alcuni pazienti schizofrenici alcune malattie comparivano solo quando la persona attivava una delle personalità multiple, per scomparire quando la personalità cambiava. Ad esempio in una paziente che soffriva di diabete, i livelli di glucosio nel sangue tornavano normali quando la personalità che lamentava il diabete scompariva per fare posto all’altra.
-         In un gruppo di persone sottoposte a una finta chemioterapia, oltre il trenta per cento perse i capelli anche se in realtà non era stato inoculato alcun farmaco.
-         Ad un gruppo di pazienti asmatici venne somministrato un prodotto che, si disse loro, conteneva agenti irritanti; una buona parte di loro sviluppò i sintomi dell’asma anche se il prodotto non conteneva nulla.

Il libro è anche una vera e propria guida all’autoguarigione, ma anche un aiuto per i medici che vogliano potenziare le loro possibilità di cura; in sintesi, il lavoro della Rankin propone come cura ideale la seguente ricetta: amore e felicità.

Malattia e destino.

Rudiger Dalke e Thorwald Dethkefsen sono due autori di libri di grande successo, che hanno affrontato insieme un cammino per diffondere il concetto della medicina psicosomatica.
Il primo è un medico che si è specializzato in medicina naturale e psicoterapia, autore dell’importantissimo “Malattia come simbolo”, un dizionario dei malattie con tutti i sintomi, il significato e l’interpretazione dal punto di vista spirituale delle patologie più disparate (il libro raccoglie oltre 1000 patologie e sintomi).
Il secondo è uno psicologo autore del best seller internazionale “Il destino come scelta” cui è seguito l’importantissimo “Malattia e destino”, scritto in collaborazione con Dalke.
Il punto chiave della loro ricerca è che non esistono le malattie intese come entità a se stanti, che compaiono in un corpo sano, ma esiste un’unica malattia, nel senso che ogni persona manifesta, nel corpo, una serie di sintomi che altro non sono che sintomi di altrettante condizioni dell’anima. La malattia è quindi un messaggio, e precisamente un messaggio che l’anima invia al corpo, su cui occorre lavorare per essere più consapevoli della propria condizione, dei propri conflitti, e talvolta del proprio destino. La malattia quindi non è – in senso tecnico – una patologia, ma una condizione dell’anima che accompagna l’uomo dalla nascita alla morte, e fa parte della vita come l’aria fa parte del respiro.
Nell’introduzione al libro “Malattia come simbolo” l’autore utilizza un’espressione che è propria anche della medicina Hameriana: la malattia non è una patologia, una disfunzione dell’organismo, ma un “evento sensato” utilizzato dall’anima per rendere l’uomo consapevole dei propri conflitti irrisolti. 
In generale, per quanto riguarda il cancro, esso realizza fisicamente ciò che spiritualmente sarebbe necessario nel relativo ambito della coscienza. Il cancro è, in pratica, un’iniziazione, nel senso che segna un momento decisivo della vita, in cui occorre prendere coscienza di alcuni aspetti irrisolti della propria vita, offrendo la possibilità di rinascere a nuova vita, più forti, determinati e in salute rispetto al passato, oppure di morire fisicamente. In generale compare quando si sono repressi impulsi vitali troppo a lungo, e si è rimasti ancorati alla norma, con un adattamento sociale troppo perfetto. E’ anche un amore sul piano sbagliato e un principio di regressione.
Il cancro costringe quindi a fare un bilancio della propria vita, per cercare di capire se la strada percorsa corrisponda a quella personale propria, costringendo il soggetto a ricordarsi dei propri sogni giovanili e dei desideri che aveva per la vita e trarre, dalla certezza di non avere ormai nulla da perdere, il coraggio di auto realizzarsi e trovare la propria strada.

Claudia Rainville e la metamedicina.

Claudia Rainville è una studiosa olistica che ha chiamato i suoi studi “metamedicina”. La metamedicina non è una semplice medicina alternativa che si propone di sostituirsi ai farmaci e alle cure tradizionali; è molto di più e molto di meno.
E’ molto di meno nel senso che non si sostituisce al medico personale scelto dal paziente. Ma è molto di più perché si propone di aiutare il paziente nell’opera di guarigione andando a fondo della causa delle malattie, ma come una vera e propria filosofia di vita che può cambiare l’esistenza.
Andando infatti a cercare la causa prima della malattia, il paziente è portato a fare un vero e proprio percorso di guarigione dell’anima, o un percorso spirituale se si preferisce.
Gli operatori di metamedicina quindi non si propongono come guaritori, ma si limitano a far prendere al paziente coscienza dei suoi problemi, tanto è vero che qualcuno ha inquadrato questa disciplina come medicina delle emozioni o medicina psicosomatica, altri come medicina dell’anima, altri come una vera e propria filosofia dell’anima.
A titolo di esempio, i tumori vengono collegati alle seguenti cause:
- tumore al collo dell’utero: profonda delusione vissuta col partner
- tumore dell’utero: problema collegato ad un familiare
- Tumore al seno: shock sconvolgimenti e sensi di colpa nei confronti di coloro di cui ci si occupa; problemi con il padre o con la madre (a seconda che il problema sorga al seno destro o sinistro).
- tumore allo stomaco. Forte ingiustizia subita nella vita
- tumore al polmone: paura di morire
- tumore all’intestino: paure legate alla propria situazione finanziaria o di vita;
- tumore al pancreas: forti emozioni di rabbia tristezza o repulsione.
- Tumore alle ossa: senso di svalutazione.

 

Hamer e la medicina germanica.

La medicina Hameriana (detta anche medicina Germanica, o delle 5 leggi biologiche) si allaccia alla metamedicina, come è espressamente affermato dalla stessa Rainville nel suo “dizionario della meta medicina” alla voce “tumore”.
In Italia, la medicina di Hamer è stata divulgata da Claudio Trupiano, con il libro “Grazie dottor hamer”, cui sono seguiti “Grazie ancora dottor Hamer” e altri ancora.
La medicina Hameriana va alla ricerca di uno shock o di un evento traumatico, che è alla base della comparsa dei tumori in determinate zone.
Per capire meglio gli studi di Hamer pubblichiamo di seguito la trascrizione di due interviste, effettuate per la trasmissione Border Nights condotta da Fabio Frabetti su Web Radio Network e New Life Radio.

Intervista a Claudio Trupiano



La Nuova Medicina Germanica di Hamer

Voglio subito fare una premessa: io non sono un medico. Da 15 anni ho iniziato un percorso di ricerca e studio insieme a medici, psicologi, psichiatri sulle scoperte del dott. Hamer.
Su questa figura si legge di tutto, nel bene e nel male. Parliamo di un uomo di 75 anni, radiato dall’ordine professionale, costretto a un esilio forzato in Norvegia, finito in carcere un paio di volte. Sulle sue scoperte c’è molta disinformazione. Non siamo di fronte a un caso Di Bella o Vannoni, a una proposta di una nuova terapia miracolosa, non ci sono nuovi farmaci da sperimentare, non si tratta di una medicina alternativa o complementare. Le scoperte di Hamer si fondano sul riconoscimento del progresso medico-scientifico: non viene quindi contestata la validità del pronto soccorso, della chirurgia o di molti farmaci salva-vita. Siamo invece all’interno di due ambiti non ancora indagati dalla medicina.
Il primo riguarda la causa delle malattie: se chiediamo a un medico che cosa sia un processo patologico, arriverà una risposta approfondita, ma se domandiamo quale ne sia la causa, si ricorrerà al classico aggettivo: “sconosciuta”. Non sorprende, considerato che tutto il sistema della medicina è fondato sul concetto allopatico, dove la preoccupazione fondamentale rimane quella di eliminare il disagio per il paziente. Con Hamer abbiamo invece la risposta alla domanda su cosa determini le malattie. Non parliamo solo di tumori, ma, per fare un esempio, di eritemi, di artriti, di qualunque processo fisiologico del corpo.
Molte persone si chiedono a cosa serva scoprire la causa di una malattia. Qui interviene il secondo ambito messo in luce da Hamer. Abbiamo infatti verificato che una volta conosciuta la causa, si verificano due fasi: una conflittuale e una fisiologico-sintomatica, quella che viene chiamata comunemente malattia. Tutto il processo è frutto dell’attivazione di un programma riconducibile alla connessione mente-corpo, derivante da uno shock biologico, subito dalla persona: non stiamo parlando di psicologia, ma di un nuovo ambito che esclude l’aspetto emozionale o affettivo, genericamente definito stress. Qualcuno dovrebbe infatti spiegare come uno stress possa ad esempio giustificare un tumore, un raffreddore o qualsiasi malattia autoimmune. Si tratta di due ambiti che non interessano alla medicina tradizionale e che quindi raramente sono da essa affrontati.

Malattia e shock biologico inaspettato

Il termine malattia, in questa nuova visione, non ha più senso: non si tratta quindi di un errore del corpo, ma dell’esatto opposto. Tutto scaturisce da un programma straordinario causato da uno shock biologico inaspettato, che mette le persone in una condizione di non poter gestire quella situazione. Il corpo attiva questo programma, preso da una evoluzione filo-genetica basata sull’osservazione dei vari foglietti embrionali, che si sono susseguiti nel tempo e strutturati nel nostro corpo. Faccio un esempio esplicativo: se una persona inciampa in un gradino, in quel momento nel nostro corpo si attiva un programma a dir poco straordinario che va ad attivare un programma motorio ben preciso, utile al nostro istinto di sopravvivenza.
Se da questo semplice esempio si passa a casi più gravi, la logica non cambia, come dimostra il caso di Enzo Tortora, dove possiamo osservare in azione lo shock biologico inaspettato, e di tanti altri. Emblematico il caso di una donna, madre di due bambini, che si ritrova ad ascoltare la confessione del marito che dichiara di essersi innamorato di un’altra donna e che desidera sospendere il loro rapporto coniugale. In lei si attiva a quel punto un programma biologico nella ghiandola mammaria, proprio in una delle parti identificate da Hamer come sensibile a questo tipo di conflittualità: se questa donna è destrimane, sappiamo che il conflitto vissuto con il partner si rifletterà sulla parte destra. Si sviluppa quindi il risultato che Hamer chiama il conflitto del nido, il senso biologico di tutto questo è far aumentare la funzione di nutrimento in questa situazione.
Se la medicina ufficiale si avvalesse delle scoperte di questo ambito, il medico non diventerebbe soltanto la figura che taglia, cuce, prescrive farmaci, ma anche quello che ascolta il paziente. Se questa donna avesse risolto il conflitto in tempi brevi, si sarebbe verificato un regresso e la formazione di una calcificazione del seno. Poi è chiaro che diventa fondamentale l’intervento del medico, se invece il conflitto non si dovesse risolvere. Intervenire chirurgicamente è provvidenziale dove ci sia una intensità o recidiva conflittuale.
In generale, di fronte a un tumore al seno, bisogna vedere quale dei due è rimasto coinvolto, se la persona è mancina o destrimane (che non è lo scrivere con la destra o la sinistra, c’è una specifica prova da fare per appurarlo). Se ad esempio una persona è destrimane, e il tumore si è presentato nel seno sinistro, lo shock è collegato a una relazione materna o filiale. Il corpo non fa nulla per caso né a destra né a sinistra, tocca una ghiandola o un tessuto per un preciso programma, attivato sempre da uno shock biologico. A ogni parte del corpo corrisponde un conflitto. Lo verifichiamo banalmente su un eritema, un herpes labiale, una tallonite, ecc. Tutto è verificabile. Hamer ha scoperto le leggi biologiche che ci sono sempre state e sempre ci saranno. Bisogna verificarle e vedremo che funzionano al 100%. Abbiamo tentato di dialogare con il Ministero per testare le sue scoperte. Abbiamo semplicemente detto: «Sediamoci attorno a un tavolo e verifichiamo tutto, senza far perdere tempo alla gente». Siamo ancora in attesa di queste verifiche, molti medici stanno applicando questo percorso, ci vuole tempo, perché non proponiamo terapie o pillole nuove, ma un ampliamento del sistema medicina.
La cosiddetta malattia è quindi opera di uno shock biologico inaspettato, che va ad attivare quel preciso tessuto attraverso la connessione mente-psiche-organo, con un programma bifasico, riscontrabile in tutti i processi organici della natura: non c’è azione senza reazione. Tutto avviene in un organismo composto da varie ripartizioni, attraverso la visione di un corpo che aziona un programma biologicamente sensato. Il corpo non crea quindi la malattia maligna e cattiva che vuole uccidere. Il bambino nella pancia della mamma vive un doppio conflitto, quello diretto se la donna dovesse subire dei colpi o dei suoni estremi dall’esterno che attraversano la placenta e quello indiretto, ossia il momento conflittuale della madre che incide sul feto.
Quando il conflitto è troppo grosso, quando non si riesce a uscirne, continuando ad accettare una determinata situazione, il mio corpo sempre attiverà comunque il processo biologico sensato corrispondente: il conflitto diventa troppo grosso e anche la morte si trasforma in una soluzione biologica. Le due recidive conflittuali della paura e del rancore portano alla soluzione biologica della morte. Se una persona vive tutta la vita con questi stati d’animo, il corpo attiverà finché potrà i suoi programmi a livello bronchiale ed epatico. Poi, superato il limite, si tira indietro. Qual è la parte vitale del nostro corpo? Il cuore? Il cervello? Steiner affermava che tutto il processo vitale fosse nella emopoiesi, la produzione di globuli rossi, globuli bianchi, piastrine, midollo osseo: lì c’è la partenza della vita, la stessa che possiede un bambino quando viene al mondo. Nei primi anni di vita dirà sempre «Io voglio», frase in cui è racchiusa tutta l’intenzione. Il contrario di quello che dice una persona anziana: «Non posso» è la frase di un percepito conflittuale che si traduce in quella parola, che inizia la discesa, quando l’anziano dice «Ormai». Se conosco le leggi biologiche, so che il corpo mi aiuta di fronte alla situazioni di shock e che il programma bifasico non è per niente cattivo
Oltre al fattore interno ci sono poi una serie di fattori esterni e meccanici che possono causare la morte. Pensiamo alle esalazioni di una centrale nucleare che scoppia, va a minare l’integrità del corpo fisico. Se la scienza in futuro dovesse scoprire la dannosità delle onde elettromagnetiche per l’orecchio o il cervello, saranno anche queste cause esterne, non dipendenti dallo shock biologico.

Leggi biologiche e alimentazione

I conflitti biologici sono cinque, uno di essi riguarda anche l’alimentazione. Personalmente sono vegetariano per scelta, sono stato carnivoro fino a pochi anni fa. Si può discutere se sia meglio o peggio mangiare carne., di certo c’è che il nostro corpo rileva in automatico la tossicità degli alimenti. Se mangiamo un prodotto avariato scatta la dissenteria, ossia il programma biologico che fa evacuare il cibo andato a male. Anche quando mangiamo elementi lavorati e trasformati, il nostro corpo fa di tutto per assorbire le sostanze che servono e per espellere il resto tramite gli escrementi. In generale stiamo mangiando troppo e male, spalmando i pasti in modo sbagliando, con cene troppo abbondanti. Il nostro corpo obbedisce quindi a questo eccessivo ingresso di cibo. Non c’è l’alimento che mi fa venire il tumore, ci può invece essere l’alimento tossico per il quale posso anche morire. Se mangio fritto tutti i giorni attivo le vie biliari per sconfiggere l’eccesso di grassi, se mangio molta carne si attiva invece il metabolismo per poter gestire le proteine della carne. Se diventa un’abitudine, il corpo nel tempo si adatterà. Alla fine, se ci pensiamo bene, scopriamo come sia difficile morire, suicidi a parte. Il nostro corpo infatti possiede un programma finalizzato alla propria sopravvivenza. Semmai interviene spesso un eccesso di lavoro per alcuni organi, per il metabolismo e il consumo. Il popolo Hunza campa 150 anni e, guarda caso, ha un’alimentazione molto parca, nelle stagioni più rigide questa popolazione arriva addirittura al semi-digiuno. Siamo figli del nostro tempo. Dovremmo mangiare come dei re a colazione, come principi a mezzogiorno, e come poveri la sera. Mi domando chi lo faccia oggi.

Hamer e la medicina tradizionale

Una volta accertata la causa e l’attivazione del progetto biologico, bisogna confrontarsi con la medicina ufficiale e intervenire dove il processo può diventare pericoloso con la recidiva conflittuale. Lì si interviene con lo studio del percepito conflittuale del paziente, l’orizzonte del medico dovrebbe aprirsi e non adottare una soluzione solo clinica, bisognerebbe ascoltare il paziente: se ad esempio vive un complesso di svalutazione che gli provoca un problema alle ossa, dovrebbero fargli cambiare posizione, ci vuole quindi un medico con coscienza. È una visione molto difficile anche da veicolare in ambito sanitario: come vendere un prodotto che non c’è nei supermercati. Mi auguro che cresca la schiera di medici in grado di conoscere le leggi biologiche per allargare questa nuova concezione.
In certi casi solo la chirurgia può intervenire. Ci sono alcune situazioni dove anche la chemioterapia può essere utile. Ci sono tanti farmaci che possono avere un’utilità, il problema è dosarli conoscendo il programma bifasico, per sapere quale farmaco somministrare e comprendere in quale fase si trovi il paziente. Una persona tormentata dal dolore fisico può essere aiutata solo dalla medicina tradizionale. Sarebbe auspicabile, però, che il personale curante spiegasse da dove origina quel dolore. D’altronde tutti i sintomi delle malattie sono stati riletti dalle leggi biologiche.

Nessun commento:

Posta un commento