Hospice Nicola Falde. Santa Maria Capua Vetere

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Hospice Nicola Falde. Primo Piano. Nei giardini che nessuno sa

domenica 22 febbraio 2015

Il Bioscanner: uno strumento per rilevare i tumori in modo non invasivo





Per uno strano caso, a distanza di un giorno, ho accompagnato mia madre e il mio ex compagno per una visita urologica in due ospedali diversi.
Mia madre, che si era già sottoposta pochi giorni prima alla visita ginecologica per un controllo di routine in un ospedale della provincia di Milano, era stata poi inviata dallo stesso ginecologo all’urologo per un ulteriore consulto, il quale paradossalmente l’ha poi rimandata a un secondo ginecologo per eseguire una ecografia trans vaginale. Tre specialisti in pochi giorni (visite effettuate con S.S.N) e oltre due mesi di attesa per avere una diagnosi (con l’esito dell’ecografia, dell’urinocoltura e del PAP test) attestante che tutto era a posto. 
Il mio ex compagno invece, dietro mio suggerimento, ha scelto di prenotare una visita privata alla Columbus di Milano con il Dottor Carlo Bellorofonteurologo e andrologo il quale lo ha ricevuto dopo soli 2 giorni.
È stata una sorpresa e un grande sollievo per lui, scoprire che invece dell’imbarazzante esplorazione rettale con ecografia prostatica trans rettale, come avviene di consueto (immaginiamo quanto più imbarazzante siano questo tipo di visite per gli anziani), il dottor Bellorofonte in pochi minuti e con un costo accessibilissimo, ha fatto la sua diagnosi avvalendosi di un’apparecchiatura degna di Star Trek che, oltretutto, non si limita a rilevare neoplasie nella sola zona genitale (la prostata nello specifico) ma l’indagine si è estesa a tutti gli organi del corpo senza nemmeno togliersi i vestiti.



Ero già al corrente della rivoluzionaria scoperta del fisico e ingegnere elettronico Clarbruno Vedruccio, che mise a punto nel 1985 per la Marina Militare una sonda a onde elettromagnetiche in grado di rilevare la presenza di mine antiuomo e in seguito per stessa intuizione di Vedruccio, applicata in medicina, la stessa sonda si è dimostrata capace di vedere qualsiasi infiammazione dei tessuti e di fare una diagnosi precoce per le neoplasie.



Già nel 1926 su Cancer Research appariva un articolo degli scienziati Hugo Fricke e Sterne Morse i quali intuirono che i tessuti sani hanno una capacità elettrica più bassa, quelli infiammati più alta e quelli oncologici ancora maggiore.



Da 10 anni circa il dottor Carlo Bellorofonte con una equipe costituita da ingegneri elettronici e informatici del Politecnico di Milano, ha perfezionato ulteriormente questa straordinaria tecnologia (certificata e registrata al Ministero della Salute) e applicata già su 40.000 casi con una attendibilità del 98%-99%, maggiore rispetto agli strumenti diagnostici per imaging. Praticamente, se la sonda dice che il tumore non c' è, nel 99 per cento dei casi ulteriori verifiche indicano che non c' è davvero; se la sonda dice che invece il tumore c' è, nell' 88 per cento dei casi le altre indagini lo confermano. 



Il bio-scanner di ultima generazione chiamato ESO-MED 8G è costituito da una sonda cilindrica lunga 30 cm che emette una radiofrequenza e di un ricevitore posto a poca distanza, a banco, che rileva l’alterazione di segnale. L’alimentazione è a basso voltaggio (5V) fornita attraverso connessione USB con PC medicale dedicato. L’esame è assolutamente non invasivo e avviene senza alcun liquido di contrasto. L’effetto collaterale è 100 volte inferiore a quello di un cellulare.
Questo dispositivo diagnostico ha una elevata sensibilità: può individuare tumori con dimensioni al di sotto di 5 mm con elevata accuratezza. Inoltre quando la risposta del dispositivo è negativa, significa che ulteriori indagini invasive non sono necessarie. Tutto questo comporta un grande risparmio per il S.S.N. e per il paziente che riduce di molto le tempistiche e l’ansia che inevitabilmente accompagna nelle lunghe attese.



Dopo aver preso visione dei dati tecnici del bio-scanner, ho posto alcune domande al dottor Bellorofonte:



Dottor Bellorofonte, è sufficiente conoscere il valore del PSA per diagnosticare il tumore della prostata?
Il tumore alla prostata è asintomatico. Dal 1986 è in uso l’esame del PSA (antigene prostatico specifico) e il range normale va da 0 a 2,5. Quando è in forte aumento, sopra i 10, è indice di un’alterazione della prostata. Certi tumori però esordiscono con un PSA anche basso. Il PSA è un esame organo specifico e non tumore specifico. Il tumore si può presentare indipendentemente dal PSA.

Il dispositivo è applicabile per una diagnosi a tutti gli organi? 
Gli organi che rispondono alla diagnostica, secondo la nostra esperienza, sono la prostata, la mammella, il colon, il retto, il pancreas, la tiroide, il rene e la vescica.

Può rilevare anche patologie cardiache e neurologiche o problemi ossei? 
Non abbiamo esperienza nelle patologie cardiologiche e neurologiche, ma abbiamo valutato a livello osseo sia le calcificazioni che le metastasi ossee.

Quali sperimentazioni sono state fatte fin’ora?
Sul colon e sulla mammella si hanno avuto dei risultati incredibili. Gli organi interessati alla ricerca sono il pancreas che una diagnosi precoce potrebbe migliorare le aspettative di vita.

Lo screening mammografico preventivo (e invasivo per le forti radiazioni) che viene prescritto a tappeto a tutte le donne oltre i 40 anni diventa inutile?
Per adesso non ancora, ma penso che nel futuro aumentando il numero degli utilizzatori sulla mammella potrebbe diventare il primo esame “escludi tumori” riducendo quindi l’utilizzo della mammografia.



E per i tumori non solidi come le leucemie e i linfomi?
I linfomi sono “visibili” mentre non siamo riusciti a decodificare il segnale nei portatori di leucemia.



Quali differenze ci sono tra il primo dispositivo che risale a 10 anni fa e quello in uso attualmente?
La diagnostica con il primo bioscanner di Vedruccio (TRIMprob) dipendeva esclusivamente dall’abilità dell’operatore e veniva consigliata l’esecuzione in un ambiente “schermato” per eliminare le interferenze elettromagnetiche che in alcuni casi impedivano l’esecuzione dell’esame stesso. L’ESO-MED 8G rappresenta un’evoluzione tecnologica grazie ad un sofisticato software che fa riconoscere l’anomalia del tessuto in modo indipendente dall’operatore e l’esecuzione dell’esame a differenza del TRIMprob non necessita di un ambiente particolarmente protetto.



Quanto è diffuso attualmente l’utilizzo dell’apparecchio? E se è diffuso lo è in strutture pubbliche o solo private? E come vi si può accedere?
Al momento il dispositivo è in uso presso vari istituti privati a Milano oltre alla Clinica Columbus, anche all’Istituto di Medicina Biologica (IMBIO), a Roma presso l’Ospedale Sant’Andrea e per la mammella a Perugia e a Caserta.



Qual è il costo di questo apparecchio, se un medico decidesse di acquistarlo per il suo studio?
I due apparecchi elettromagnetici TRIMprob ed ESO-MED 8G sono presenti sul mercato a circa 60.000 euro.



E che vantaggi avremmo se il bio-scanner fosse disponibile nell’ambulatorio del nostro medico di base? 
Se tutti i medici di base avessero una simile tecnologia con una buona esperienza potremmo ridurre in modo significativo alcuni esami estremamente costosi, invasivi ed inutili.



Mi domando come, nel 2013, disponendo di tecnologie assolutamente attendibili, capaci di fare diagnosi precoce, a basso costo ed invasività nulla, si continui a prescrivere TAC e quant’altro in maniera indiscriminata. Mi chiedo inoltre come sia possibile che la maggior parte dei medici non sappia nemmeno dell’esistenza di questo dispositivo. 



Nonostante tempo fa sia andata in onda un’intervista al Dottor Bellorofonte al TG2 e siano stati pubblicati alcuni articoli su varie riviste, una simile scoperta non ha avuto l’eco che avrebbe dovuto avere. Forse c’è bisogno di ammortizzare gli altissimi costi delle apparecchiature già in uso negli ospedali? Ricordiamoci che una TAC di nuova generazione ha un costo di circa 500 mila euro. Decisamente viviamo a cavallo di due mondi: il Medio Evo e il futuro di Star Trek. Occorre informare il singolo cittadino dell’esistenza di queste attrezzature già da oggi così provvidenzialmente disponibili, affinché egli stesso possa esercitare il proprio diritto a una rapida diagnosi al minor costo sensibilizzando anche il proprio medico di base e quindi utilizzarle al meglio facendo risparmiare cifre considerevoli al bilancio sanitario ed alle proprie tasche.



Un’ultima considerazione a proposito del Medio Evo: pensiamo ai protocolli ospedalieri nei reparti oncologici, i quali devono essere applicati dai medici troppo spesso anche contro il buon senso e ogni evidenza scientifica. È stato ampiamente dimostrato, ad esempio, dagli studi del Prof. Walter Pierpaoli pubblicati sulle più accreditate riviste mediche, che il sistema immunitario, dal punto di vista chimico, è sotto controllo dei ritmi ormonali, per cui una vera prevenzione remota dei tumori è già possibile fin da oggi. 



Oltre alle ghiandole endocrine e al sistema coordinato da quella piccola regia magica che è la centrale talamico-ipofisaria, va riconosciuto, come spiega molto bene l’Ingegnere e Scienziato Paolo Renati che l’intero sistema vivente è soprattutto un orchestra molecolare coerente alloggiata in un preciso contesto informazionale: l’informazione (riconducibile non solo alle variabili elettromagnetiche) è l’agente morfogenetico non accessorio, ma primario tanto quanto la componente molecolare con cui dialoga in un perenne feedback auto-consistente



Alla luce dell’Elettrodinamica Quantistica, c’é da considerare che i modelli biochimici diffusi, supposti alla base delle interazioni molecolari, non permetterebbero l’esistenza e il funzionamento nemmeno di un’ameba: laconditio sine qua non sarebbe possibile il funzionamento biologico, sono leinterazioni non-locali che permettono all’intero organismo di “comportarsi”. Tali connessioni e configurazioni si sostanziano della costante relazione con tutto ciò che costituisce “l’ambiente” (interno ed esterno all’organismo), quando l’informazione è “compromessa” inizia lo squilibrio, che poi si traduce a livello organico se non rettificato. Capito questo si può sviluppare una medicina che, prendendo le mosse dalla PNEI, sia realmente capace di occuparsi della salute e non di essere solo un “rimediare” agli scompensi già avvenuti” di un sistema complesso come il vivente, ancora troppo osservato da una sola ristretta angolazione per volta. 



Da anni organizzo convegni di medicina integrata “La Scienza incontra lo Spirito” con un notevole riscontro di partecipanti, diffondendo informazioni e confronti su possibilità terapeutiche all’avanguardia difficilmente disponibili al grande pubblico perché circoscritte in ambiti troppo ristretti a causa delle ben note leggi alle quali il mercato farmaceutico è scandalosamente sottomesso.

Barbara Boniardi


Ha inventato la macchina che vede i tumori: lo accusano di stregoneria

Clarbruno Vedruccio costruisce una sonda contro le mine antiuomo e scopre che interagisce
col suo corpo. 


Un tubo lungo 30 centimetri che permette di scoprire i tumori non appena cominciano a formarsi. Una sonda elettromagnetica che vede qualsiasi infiammazione dei tessuti. Un esame che dura appena 2-3 minuti, non è invasivo, non provoca dolore o disagi al paziente, e fornisce immediatamente la risposta. Un test innocuo, ripetibile all’infinito e senza togliersi i vestiti, che ha una precisione diagnostica come minimo del 70% ma, se eseguito da mani esperte, può arrivare anche al 100% di attendibilità.
Uno strumento rivoluzionario, poco ingombrante, portatile, che si può usare ovunque e che non necessita di mezzi di contrasto radioattivi, lastre fotografiche o altro materiale di consumo. Un’apparecchiatura che si compra, anzi si comprava, con 43.000 euro più Iva, contro i 3-4 milioni di euro di una macchina per la risonanza magnetica, i 2 milioni di una Pet e il milione e mezzo di una Tac, tutt’e tre con costi di gestione elevatissimi.
Allora chi e perché ha paura del bioscanner, nome commerciale Trimprob? Non certo i potenziali pazienti, che potrebbero individuare per tempo la malattia. Non certo il ministero della Salute, che lo ha inserito nel repertorio dei dispositivi medici del Servizio sanitario nazionale. Non certo il professor Umberto Veronesi, che lo ha sperimentato nel suo Istituto europeo di oncologia di Milano e ne ha decantato la validità. Eppure la Galileo Avionica, società del colosso Finmeccanica, ha annunciato la chiusura della Trim Probe Spa, l’azienda che lo produceva e lo commercializzava, messa in liquidazione in quanto ritenuta non più strategica nell’ambito di un gruppo internazionale specializzato nei mezzi di difesa militare.
Questa è l’infelice historia di un cavaliere d’altri tempi, il professor Clarbruno Vedruccio, 54 anni, l’inventore del bioscanner, laureato in fisica e in ingegneria elettronica negli Stati Uniti, già collaboratore dell’Istituto di fisica dell’atmosfera del Cnr a Bologna e docente di metodologia della ricerca all’Università di Urbino, che nei tempi presenti avrebbe meritato i premi Nobel per la fisica e la medicina fusi insieme, se solo il mondo girasse per il verso giusto, e invece è costretto a prosciugare il conto in banca per tutelare la sua creatura.
Vedruccio è arrivato al bioscanner per puro caso, mentre stava fornendo tecnologia militare avanzata ad alcuni reparti d’élite delle nostre forze armate. Pur di non lasciarsi sfuggire un simile cervello, nel 2004 i vertici della Marina hanno rispolverato la legge Marconi del 1932, così detta perché fu creata su misura per Guglielmo Marconi, l’inventore della radio, che minacciava di passare armi e bagagli agli inglesi. Arruolato «per meriti speciali» nella riserva selezionata, con decreto del presidente della Repubblica, l’Archimede Pitagorico è diventato capitano di fregata ed è stato assegnato all’ufficio studi del Comando subacquei e incursori alla Spezia. Ha anche partecipato con l’Onu alla missione di pace Leonte in Libano, dove s’è guadagnato un encomio.
Quando nel 2004 una serie di fenomeni impressionanti - elettrodomestici che prendevano fuoco, vetri delle auto che esplodevano, bussole che impazzivano, cancelli automatici che si aprivano da soli - sconvolse la vita di Caronia, nel Messinese, la Protezione civile chiamò Vedruccio per trovare il bandolo della matassa. Lo studioso accertò che il paesino dei Nebrodi veniva colpito da fasci di radiazioni elettromagnetiche con particolari caratteristiche. Se oggi gli chiedi chi fosse a emetterle, si limita a tre parole: «Non posso rispondere». L’inventore abita con la moglie Carla Ricci, sua assistente, a pochi chilometri dal radiotelescopio Croce del Nord di Medicina (Bologna). Quando si dice il caso.
Nome insolito, Clarbruno.
«Viene dalla fusione di Clara e Brunello, i miei genitori».
Lei è un fisico. Perché ha accettato di diventare ufficiale di Marina?
«Non sono né guerrafondaio, né pacifista. Ma se la guerra si deve fare, si fa. Diciamo che la vita militare è la normalità, nella nostra famiglia. Sono nato a Ruffano, provincia di Lecce. Mio nonno materno, Ettore Giaccari, disperso in mare nel 1941, era il capo motorista dell’incrociatore Fiume, affondato dagli inglesi nella battaglia di Capo Matapan. Mio padre comandava la brigata costiera della Guardia di finanza. Sono cresciuto tra la caserma e il faro di Torre Canne. Nel gennaio 1958 precipitò in Adriatico un aereo F86 e papà si gettò a nuoto nelle acque gelide per salvare il pilota. Lo riportò a riva: purtroppo era già morto. Io passai l’infanzia fra i rottami di quel caccia militare. Ricordo ancora la carlinga, i comandi, la sala radio. Il mio amore per l’elettronica è nato lì».
E il bioscanner com’è nato?
«Nel 1985 collaboravo col battaglione San Marco. Mi fu chiesto se ero in grado di mettere a punto una tecnologia per intercettare i pescatori di frodo che di notte approdavano sull’isola di Pedagna, zona militare al largo di Brindisi. Le telecamere non potevano essere installate per la troppa salsedine e le frequenti mareggiate. Stavo lavorando a una specie di radar antiuomo, come quelli che gli americani usavano in Vietnam, quando mi accorsi che alcune bande di frequenza in Uhf, fra i 350 e i 500 megahertz, quindi al di sotto dei canali televisivi, interagivano bene con i tessuti biologici delle persone».
In che modo se ne accorse?
«Volevo sperimentare la possibilità di usare l’elettromagnetismo anche per rintracciare le mine antiuomo sepolte nel terreno: il rilevatore registrava qualsiasi discontinuità nella compattezza della sabbia fino a 20 centimetri di profondità. Mentre ero nel mio laboratorio, notai che sugli analizzatori di spettro una delle tre righe spettrali spariva completamente ogniqualvolta mi avvicinavo al banco di prova. Strano. Quel giorno avevo ingurgitato un panino col salame in treno ed ero in preda a una gastrite terribile. Mi si accese una lampadina in testa. Chiamai Enrico Castagnoli, ex radarista della Marina, mio vicino di casa, e gli chiesi come si sentisse in salute. “Benone”, mi rispose. Ripetei la prova su di lui: nessuna variazione di spettro. La conferma che cercavo».
Cioè?
«Allora non potevo saperlo. Ma avevo appena provato in vivo ciò che gli scienziati Hugo Fricke e Sterne Morse intuirono e descrissero nel 1926 su Cancer Research e cioè che i tessuti sani hanno una capacità elettrica più bassa, quelli infiammati più elevata, quelli oncologici ancora maggiore. In pratica il mio bioscanner consente di fare una specie di biopsia elettromagnetica, quindi incruenta, dei tessuti biologici, grazie a tre frequenze in banda Uhf, intorno ai 460, ai 920 e ai 1350 megahertz. In particolare, il segnale sulla prima frequenza interagisce con le formazioni tumorali maligne, evidenziando un abbassamento della riga spettrale».
E individua qualsiasi tipo di cancro?
«A eccezione delle leucemie. Ma i tumori solidi su cui abbiamo indagato li ha letti tutti. Ho visto alcuni carcinomi del seno con due anni d’anticipo sull’ecografia e sulla mammografia». 
Chi è stato il primo paziente a sottoporsi all’esame?
«Un fisico britannico che era venuto all’Università di Urbino per un congresso. Gli ho scoperto un tumore alla prostata. Nei giorni successivi gli studenti di medicina, farmacia e veterinaria facevano la fila per sottoporsi all’esame e lo stesso i miei colleghi docenti. Io insegnavo a loro e loro a me. Nel 2006 ho portato la macchina in Libano durante la missione Leonte. È stato un altro screening di massa».
Ma chi garantisce che il test non faccia male e sia affidabile?
«Il bioscanner ha l’omologazione dell’Istituto superiore di sanità, che ne ha attestato la non nocività. Per ogni organo occorre poi una procedura di validazione presso enti accreditati dal ministero della Salute. Per le ovaie la sperimentazione avviata dall’Istituto nazionale dei tumori di Milano ha dimostrato un indice di sensibilità del 91%, il che è particolarmente confortante, trattandosi di una neoplasia che non dà sintomi e in genere viene scoperta quando vi sono già le metastasi. Nello stesso istituto sono stati testati i tumori del retto: siamo sull’89% di attendibilità. Le prove per la tiroide e lo stomaco-duodeno, eseguite nelle Università di Catanzaro e Genova e nell’ospedale maggiore della Marina militare a Taranto, si sono rivelate esatte al 90% e in due casi al 100%. I tumori della vescica, testati all’ospedale Vito Fazi di Lecce, hanno restituito un dato sicuro nell’89,5% dei casi. Per la prostata e il seno siamo al 72%».
Il margine d’errore a che cos’è dovuto?
«All’imperizia di chi esegue l’esame e alla fallibilità di tutti i sistemi diagnostici. Non dimentichiamo che anche un ecografo può sbagliare nel 45% dei casi: tanto varrebbe buttare in aria una monetina e fare a testa o croce. Da uno studio pubblicato sulla rivista Urology nel 2008, e relativo alla diagnostica della prostata, risulta che il bioscanner ha offerto un’accuratezza del 72% contro il 55% di un’ecografia transrettale, tanto invasiva quanto fastidiosa».
Gli amici si rivolgeranno a lei al minimo acciacco.
«Li dirotto verso gli ospedali. È troppo pesante scoprire che una persona ha un tumore e doverglielo dire all’istante. Se il Trimprob fosse dato in dotazione ai medici di base, si risparmierebbero miliardi di euro spesi per accertamenti diagnostici spesso inutili. Purtroppo è presente solo in 50 ospedali sui circa 2.000 esistenti in Italia».
E all’estero?
«Si trova in Giappone, Brasile, Malesia, Turchia, Iran, Regno Unito, Francia, Belgio. Ma da due anni la Galileo Avionica ha smesso di produrlo e io mi ritrovo a pagare le spese per il mantenimento del brevetto internazionale dalla Cina al Sudafrica, dall’India al Canada. Si tratta di costi largamente superiori al mio stipendio».
E dire che la Galileo Avionica era andata ad analizzare col bioscanner persino la prostata di Beppe Grillo...
«Credo che il Trimprob sia stato testato anche su Umberto Bossi, che ne ha parlato benissimo a Silvio Berlusconi».
Attrezzo bipartisan. «A questo punto come si fa a dire che l’esposizione ai campi elettromagnetici non ha effetti sulle persone?», s’è chiesto Grillo nel suo blog.
«Il Trimprob utilizza una potenza 100 volte inferiore a quella dei cellulari: 10 milliwatt contro 2 watt. Però bisogna essere onesti: l’industria non ha alcun interesse a divulgare le indagini che invitano ad applicare il principio di precauzione all’elettromagnetismo».
Non mi aveva detto che la non nocività del bioscanner è certificata?
«È così. L’esame dura poco o niente, non vi è un’esposizione cronica, e la frequenza ha uno spettro di assorbimento selettivo sui tessuti infiammati, non su quelli sani».
E i collegamenti wireless sono sicuri?
«Da elettromagnetista ho sviluppato una particolare sensibilizzazione ai campi elettromagnetici anche deboli. Mi sono accorto che il mio vicino di casa aveva cambiato il modem per collegarsi a Internet perché ho cominciato a dormire male. Ho acceso l’analizzatore di spettro e ho visto che aveva installato una rete wi-fi. Gli ho chiesto di spegnerla almeno di notte e sono tornato a dormire bene».
Il Trimprob rischia di rendere superfluo il lavoro dei radiologi?
«No. La diagnostica per immagini resta lo standard. Il bioscanner aiuta, dà il primo allarme. Per esempio, gli urologi che lo impiegano hanno ridotto di molto la prescrizione di biopsie».
Però manda in pensione le mammografie per prevenire il tumore al seno.
«Se vuole condannarmi a morte, scriva così».
Insomma, a quali specialisti dà fastidio?
«A tutti quello che non lo usano».
Qualcuno l’ha ostacolata?
«Durante un vertice all’Istituto superiore di sanità, al quale ero stato accreditato dall’Ieo del professor Veronesi, uno dei presenti mi ha detto: “Cos’è? Stregoneria?”. Gli ho obiettato che un’industria che produce cacciabombardieri difficilmente spreca tempo in riti vudù. Il bioscanner è la macchina del futuro. Ma capisco che sarebbe stato come parlare dei telefonini nel 1700».
Com’è possibile che l’Italia non riesca a sfruttare l’invenzione di un italiano?
«Vuol sapere una cosa? Sono un capitano di fregata precario. In Marina ho lavorato solo sei mesi l’anno, agli inizi senza stipendio. E dal 2 luglio sarò congedato perché compio 55 anni, che è l’età limite per far parte come ufficiale delle forze di completamento. Eppure questo è il periodo più fertile della mia vita di inventore: due brevetti depositati, fra cui un’antenna tattica omnidirezionale per collegamenti satellitari utilizzata dal contingente italiano in Afghanistan, e altri quattro già pronti».
Si sarà pentito di non essere rimasto negli Stati Uniti.
«A fuggire si fa presto. Rimanere a combattere in Italia, quello sì è da soldati».

Tratto da: 
http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/bio-scanner-per-la-diagnosi-in-medicina.php

tumoreterapiealternative.blogspot.it/2015/02/la-terapia-opl.html

3 commenti:

  1. Davvero molto interessante...!!. Mi è capitato di sognare, una notte di oltre 30 anni fa, un'apparecchiatura di questo tipo. Al risveglio ricordo di essermi sentita completamente affascinata dal contenuto di quelle immagini. Poi, con il passare delle ore e dei giorni, ho attribuito il manifestato alle mie passioni per la Fantascienza dato che non posseggo competenze scientifiche in merito. Oggi mi emoziona l'Esperienza di quanto il Campo Quantico ci renda così intimamente connessi, in un Tempo Zero dove Tutto è meravigliosamente possibile. Un caloroso GRAZIE! a Chi ha saputo renderlo tale!

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  2. non so come funziona(interpellerò marcello tufano) ma va da se che se un segnale, di qualsiasi natura esso sia,attraversa un mezzo(tessuti organici)esso all'uscita avra' subito delle modifiche che sono funzione della natura del tessuto(mezzo) attraversato,per cui è lapalissiano che la macchina è capace di informare sulla natura del tessuto attraversato. sarebbe interessante proseguire nella ricerca e avere delle immagini topografiche dei tessuti lesi circondati dai sani come una risonanza.a quel puntino ,i raggi x potrebbero essere ridimensionati nel'immaging ,comunque ,tanto di cappello all'ingegniere

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  3. Buonasera, posso avere la mail o il tel del Dott. Clarbruno Vedruccio per un possibile finanziamento dello strumento da Lui inventato.
    Grazie
    Gilu Nagy
    gilunagy@gmail.com
    0036304474585

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